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DA CASTELLACCIO 2010:
RIFUGIO VALMALZA
Stefano “Red” Guglielmi
Il tardo pomeriggio del 31 luglio 2007, terminata la
giornata lavorativa, in moto, lo zaino legato sulla
sella dietro al posto del passeggero, mi stò dirigendo
da Milano verso Brescia, compagni i colori ed gli odori
del vespro estivo.
Dove la pianura lascia spazio ai primi rilievi e si
delinea l’ingresso della val Trompia li è Gussago,
destinazione la base di Piazzole.
La strada inizia a salire in morbidi tornanti, l’aria si
fa più fresca e giungo al bivio che immette su una
sterrata, nel bosco una radura, parcheggiati mezzi di
ogni tipo.
Persone arrivano a piedi, altri in bicicletta o moto,
automobili ovunque, utilitarie e sportive di lusso, è un
flusso di gente che, chi in maglietta chi in giacca e
cravatta, parcheggiato si incammina nel bosco zaino in
spalla.
Tutte le età, maschi e femmine; faccio lo stesso.
Il sentiero attraversa un gradevole sottobosco e porta
ad una vecchia casa in pietra, al silenzio quasi
religioso del pellegrinaggio si sostituisce l’atmosfera
della gioia, è una festa.
Dopo la veglia della sera ed il fuoco di bivacco,
domattina 1 agosto 2007 alle ore 8 sarà l’Alba del
Centenario.
Cento anni prima il 1 agosto 1907 alle ore 8 avveniva
l’alzabandiera di apertura del primo campo Scout della
storia, sull’isola britannica di Browsea.
“Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto.
Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare
felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo
un po’ migliore di quanto lo avete trovato e quando
suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici
nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma
di aver – fatto del vostro meglio. Siate preparati così
a vivere felici e a morire felici: mantenete la vostra
promessa di esploratori, anche quando non sarete più
ragazzi, e Dio vi aiuti in questo. Il vostro amico
– Baden Powell”
All’Alba del Centenario tutti gli Scouts del mondo (40
milioni) e tutti coloro che nella loro vita hanno
pronunciato la promessa Scout – semel scout semper
scout – si ritroveranno per rinnovarla insieme.
In ogni paese della terra e ovunque ci sia un gruppo
Scout, secondo il proprio fuso orario, alle 8 del
mattino sarà l’Alba del Centenario.
Non esiste gruppo o associazione al mondo che unisca
così tante persone a prescindere dal credo politico o
religioso, dalla nazionalità o dal colore della pelle,
nella comunione dei medesimi valori ed ideali.
Alla luce ed al calore dell’enorme fuoco, nel buio della
sera, nell’atmosfera magica del bosco, tutti in cerchio,
impossibile contarci, si canta, si balla, si ascoltano
racconti, si recitano preghiere per quelli che non sono
più con noi.
Che gioia, che ricordi, che emozione!
Si dorme in tenda o all'addiaccio o non si dorme
nemmeno, arrivano le 8 del mattino, è l’ Alba :
“Prometto sul mio onore di fare del mio meglio, per
compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare
la legge Scout”
Un saluto a tutti gli Scout del mondo e…buona strada! E
poi il ritorno in moto a Milano, in ufficio per
riprendere la settimana lavorativa.
Caspita, cosa spinge così tante persone a mollare tutto
e ad unirsi per condividere un momento straordinario? …
è il senso di appartenenza, di appartenenza e di
identità in un movimento che travalica il materiale ed
il contingente per definirsi nei valori più alti della
persona e dello spirito.
Già il senso di appartenenza, dopo più di dieci anni di
scautismo, al termine dell’esperienza di Clan ho preso
la partenza dal mio gruppo MI XIX proseguendo la strada
intrapresa per le vie del mondo.
L’amore per la montagna, trasmessomi dai miei genitori,
è iniziato sulle spalle di mio papà, proseguito nella
Colonia estiva per ragazzi di Ponte di Legno – oggi
residence – e via per valli, vette, cime e ghiacciai,
oggi non si è ancora affievolito, si è evoluto,
trasformato, espanso in un modo di essere.
E’ del 1986 la decisione di iscrivermi alla Scuola
Nazionale d’Alta Montagna Agostino Parravicini del CAI
Milano.
Fondata nel 1936 in ricordo di un giovane alpinista
lombardo caduto durante il primo tentativo di ascensione
dello spigolo sud est al Torrione di Zocca in val
Masino, la Scuola il prossimo anno festeggerà i suoi 75
anni di attività.
La Scuola, che ha nell’Alta montagna il suo punto
vocazionale e di forza, si è sempre distinta per
l’insegnamento ai giovani dell’etica e dell’estetica
della lotta con l’Alpe conferendogli uno stile che
connota chi ne ha fatto parte e non passa inosservato a
chi apprezzi la cultura della montagna.
La Grigna, la Grignetta, il Resegone erano la severa
palestra di allenamento e di esame, il Rifugio Carlo
Porta ai Resinelli la seconda casa, le sere invece di
riposare in vista delle ascensioni domenicali si pendeva
letteralmente dalle labbra dei racconti di Riccardo
Cassin o di Casimiro Ferrari, i Ragni della Grignetta –
60 anni sulle montagne del mondo e la loro blasonata
Scuola nazionale di Alpinismo, una Scuola ed una
filosofia del vivere la montagna.
Per le esercitazioni su ghiaccio in primavera ci recammo
in Valmalenco per far base al rifugio Porro Gerli,
posizionato al cospetto della parete nord ovest del
Disgrazia con il ghiacciaio del Ventina, nostra meta, e
il Pizzo Cassandra.
La sera, al Rifugio, un uomo piccolo di statura, coi
baffi, intrigante ed affascinante nelle movenze e
nell’aspetto, Guida Alpina, ci chiese della nostra
Scuola, che ben conosceva, allievo, Lui, della Scuola
Nazionale di Alpinismo Giusto Gervasutti del CAI di
Torino, e, appresi i nostri programmi per l’indomani sul
ghiaccio del Ventina disse : vi accompagno anch’io.
Era Giancarlo Grassi “Calimero” , l’uomo del giardino di
cristallo, l’alpinista che ha rivoluzionato il
cascatismo su ghiaccio, uno dei fondatori del movimento
“Il Nuovo Mattino” di arrampicata su roccia, scrisse : “in
fondo, una delle realtà essenziali dell’alpinismo
è che non ha in se nessuno scopo utilitaristico. E’ come
l’acqua di fonte che sgorga nei monti, dentro non vi è
nulla, non ha colore, ma è quella la sua bellezza e la
sua forza irresistibile … “.
Ne nacque un’esperienza indimenticabile, l’umiltà di un
maestro che seppe essere grande anche nelle piccole
cose, ne serbo ancora un commosso ricordo.
E’ proprio così l’amicizia, l’amore, la passione più
autentici sono quelli disinteressati alla ricerca delle
“affinità elettive”, quelle di Johan Wolfgang
Goethe; siamo agli antipodi del bieco, malcelato,
materiale interesse che ha invaso il mondo
contemporaneo.
Quindi un movimento, una scuola, una tradizione che
aggregano e creano il senso di appartenenza e di
orgoglio, lontani dalle insipide aggregazioni di
supporto sportivo ma presenti dove si fabbrica la
cultura, qui stà la differenza.
Cultura dal latino colere – coltivare, quindi è
un lavoro non un dono, un’attività incessante di
esplorazione, ricerca ed approfondimento non alla
ricerca delle cose ma del loro significato.
Club Alpino Italiano, statuto, articolo 1 : Costituzione
e finalità – “il Club Alpino Italiano
(C.A.I.), fondato in Torino nel 1863 per iniziativa di
Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per
iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la
conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di
quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.
Dal 1863, quasi 150 anni di storia.
Ha per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione ed è
l’alpinismo disinteressato di incantevole bellezza e
dalla forza irresistibile di Giancarlo Grassi.
Si propone la conoscenza e lo studio delle montagne per
coglierne il significato scientifico ed antropologico e
questa è cultura.
Si propone la difesa del loro ambiente naturale ed è il
comportamento responsabile di coloro che hanno compreso
il valore che stà dietro le cose.
CAI sezione Pezzo Ponte di Legno dal 1971, quasi 25 anni
di storia, è la sezione di cui sono socio.
Al di la del motto: con gli altri CAI … certe cose non
le fai, che, personalmente, ritengo non vada oltre la
rima baciata, mi domando dove si celi il senso di
appartenenza che dovrebbe animare i suoi soci tutti.
Il mondo gira imperniato sul suo asse, i due poli ne
identificano geograficamente le estremità e poiché ci
troviamo nell’emisfero boreale decido di partire dal
polo più vicino dirigendomi verso nord.
L’obiettivo è di partire dal perno del mondo per
comprendere il movimento di tutti i suoi ingranaggi
siano essi fisici o metafisici.
Prendo quota ed arrivo a S.Apollonia, proseguo poi il
cammino e, lasciata alla mia destra la carrabile per il
Passo Gavia, imbocco la Valle delle Messi.
Passata l’area pic-nic, che seppur poco invasiva è
comunque un perimetro artificiale, l’atmosfera cambia
completamente, nessun veicolo si vede o di ode, l’unico
suono è il canto della natura, l’acqua scende dai
ghiacci rimbalzando di sasso in sasso e gli arcobaleni
salutano riflettendosi negli spruzzi nebulizzati mentre
l’odore di resina delle conifere ed il profumo dei fiori
allietano l’olfatto.
Il tepore del sole accarezza la pelle e la brezza
leggera sussurra frasi gentili.
Proseguendo per questo agevole sentiero si può arrivare
al Bivacco Linge, ma il bivacco è per definizione una
costruzione non custodita destinata a fornire riparo a
chi è di passaggio mancando quindi di un elemento
fondamentale allo sviluppo della mia ricerca l’elemento
umano, il gestore del rifugio.
Dal Regolamento generale dei rifugi del CAI si evince
che il gestore è colui che conduce e presidia la casa
degli alpinisti, con il seguente precetto : “sappia
renderla ospitale ed accogliente, sia cordiale ed
imparziale con tutti”, un esempio quindi di
reciproco rispetto e di rispetto delle regole del
democratico convivere sociale.
(consiglio vivamente la lettura del libro : “Sulle
regole” di Gherardo Colombo”)
Mi fermo quindi al Rifugio Valmalza.
“Sono
stanco di tutto questo mondo che invece di andare avanti
torna indietro, sono stanco delle città industriali, dei
luoghi comuni, di una certa politica, dell'ipocrisia
borghese che rende complicate le cose semplici.
Sono stanco di un alpinismo che ha in sé tutti i germi
negativi della cultura occidentale:
competizione, conquista, superamento costante,
insoddisfazione, montagna vissuta come nemica da
conquistare….”
disse Carlo Mauri in un intervista, il “Bigio”
l’esploratore del mondo e degli uomini.
Di Lui scrisse Fosco Maraini
: “Mentre
Bonatti bisognava vederlo in azione per apprezzarne le
capacità, le quasi sovrumane determinazione e
resistenza, Carlo s'imponeva alla mente dal primissimo
colpo d'occhio, e sarebbe stato di spicco in qualsiasi
folla”, Fosco ben conosceva i due alpinisti con i quali
condivise una delle più belle ed indimenticabili
spedizioni alpinistiche italiane della storia :
Gasherbrum IV – 1958, Riccardo Cassin capo spedizione.
(consiglio vivamente la lettura del resoconto della
spedizione nel libro : “Gasherbrum IV la splendida cima”
di Fosco Maraini)
Dalle
considerazioni del Bigio, la prima impressione che ho
del Rifugio Valmalza è che sicuramente se fosse stato
qui lo avrebbe considerato una piacevole eccezione, un
luogo dove vivere un alpinismo umano in compagnia di una
cara amica: la montagna.
Qui, infatti, si respira un’atmosfera differente, quasi
d’altri tempi, dove il rifugio ed il contesto alpino, il
cammino di avvicinamento con la fatica ed il piacere
della sosta non sono fini a se stessi ma sono lo
strumento principe per arrivare alle persone e al loro
essere, armonicamente immersi nella natura scevra dalla
distrazione dell’artificiale.
La summa dei miei pensieri e delle mie considerazioni
trova la sua confutazione nell’incontro con il Gestore
del Rifugio Valmalza.
Accedo ad un locale molto gradevole ed accogliente: Ciao
Daniela come va? dalla cucina una voce mi risponde
….guarda chi si vede! È Daniela Toloni.
Daniela ha concretizzato un Suo progetto nella
sistemazione e nella conduzione di questo rifugio che
oltre che imprenditoriale è di vita ed ha trasmesso
nella realizzazione tutto il Suo essere persona
sensibile ed attenta, volenterosa e capace in grado di
trasmettere gioia e serenità.
Ritrovo nella filosofia guida della gestione del Rifugio
Valmalza di Daniela la sollecitazione a lasciare un
mondo migliore di come lo abbiamo trovato, alla
professione di un senso di amicizia e passione
disinteressati e lo stimolo a praticare un’alpinismo non
contaminato dal germe consumistico.
Per coloro che avessero la curiosità di toccare con mano
cosa significhi condividere applicandolo, nel pensiero e
nell’azione, l’articolo 1 dello Statuto del CAI, una
passeggiata al Rifugio Valmalza a trovare Daniela è una
meta d’obbligo.
Provo durante questa sosta un senso di appartenenza e di
identità in questo modo di intendere le cose, la
montagna e la vita.
E’ importante frequentare un luogo dove si incontrino
persone che non hanno necessità di identificarsi con un
modello confezionato da altri, per fini che nella
maggior parte dei casi nemmeno comprendono, ma
desiderano solo essere se stesse fuori da ogni moda o
passeggera tendenza, qualunque essa sia.
Riccardo Cassin ci diceva “la Grigna non è una cima, è
un mondo”, io dico lo stesso del Rifugio Valmalza perché
anche quello che si pensa di conoscere è ancora tutto da
scoprire.
“Se è vero che questo è un sogno, voglio sognare il
piacere prima che in pianto si muti”, Calderon de la
Barca.
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